Benedizione del Pellegrino

Il pellegrino rientra nella vasta gamma dei penitenti, cioè di coloro che in qualche modo ed in qualche forma cambiavano stile di vita e quindi uscivano dai ranghi dei comuni fedeli.  In tal senso il tipo di abbigliamento era significativo. L’abito nel Medioevo   era, infatti, fondamentale: indicava la qualità sociale e/o religiosa della persona;  chi  andava pellegrino doveva  segnalare  la  sua  condizione pertanto  indossava  un  caratteristico vestiario  costituito  da  un  mantello, detto  appunto  “pellegrina”,  con  un cappuccio;  poteva  indossare  un  cappello  magari  rotondo  (di  cuoio  bollito) a falde larghe per protezione del capo; indispensabili erano il bordone, ovvero  un  robusto  bastone  da  marcia,  una  bisaccia  e  una  borraccia (quest’ultima  poteva  anche  essere una zucca secca). Il vero pellegrino penitente sincero avrebbe dovuto andare a piedi e magari scalzo, l’iconografia però li raffigurava in genere non privi di calzature. L’abito e i suoi attributi rendono teoricamente inviolabile il pellegrino.  Egli, ricco o povero, deve essere ricevuto con carità e circondato di venerazione: così raccomanda La guida del pellegrino di Santiago (sec. XII). L’abito fa del pellegrino una sorta di homo religiosus. Proprio per questo motivo prima della partenza egli riceveva un’apposita benedizione. Tale pratica si era già avviata alla fine del sec. XI: con essa la Chiesa intendeva distinguere i pellegrini dai viaggiatori comuni. Un sacerdote consegnava loro la bisaccia ed il bordone pronunciando, ad esempio, le seguenti parole: “In nome di nostro Signore Gesù Cristo. Ricevi questa sporta, attributo del tuo pellegrinaggio, affinché tu possa meritare di giungere purificato, salvo ed emendato alle soglie del Santo Sepolcro, o di Santiago… o di altri santi che tu desiderassi raggiungere e, compiuto il tuo cammino, tu possa ritornare in perfetta salute”. Una preghiera che accompagnava la benedizione dei pellegrini nel sec. XII recitava: “O Signore, padre celeste, fa che gli angeli veglino sui tuoi servi sì che possano raggiungere sani e salvi la loro meta… che nessun nemico li assalti lungo il cammino, che non gli sopraggiunga male alcuno. Proteggili dai pericoli dei fiumi in piena, dai ladri e dagli animali selvaggi”. In pieno Quattrocento al pellegrino che vuole andare a Santiago si raccomanda:

“Quel dì che vuoi pigliare il chamino alla Chiesa bordone e tasccha porta quivi udirai l’u­ficio divino ivi chonfessa co’ mente achorta a comunicharti abbi il cor fino solo a tal viaggio in tutto ti chonfortta coscienzia d’ongni minimo atto farai de’ mali tuo’ fatti restituzione farai”.

Sono quindi la bisaccia ed il bordone a qualificare il pellegrino. La bisaccia fu interpretata come simbolo dell’elemosina; il bastone/bordone, che serviva per scacciare animali pericolosi, come emblema della lotta contro le insidie del demonio, esso era la terza gamba del pellegrino e il tre è il numero della Trinità. Per la recita di preghiere ripetitive   potevano   portare con sé dei rosari. I   parroci   ricevevano   da parte   dei   pellegrini   vicari/sostituti una decima in cambio della benedizione della bisaccia (o scarsella) e del bastone/bordone. Secondo le mete essi venivano così indicati: palmieri erano detti i pellegrini che si recavano in Terra Santa e ciò dalle palme che si raccoglievano a Gerico; romei quelli che andavano a Roma; jaquot, jaquet, jaquaire quelli che si mettevano in cammino per Santiago.

(tratto da: Frate indovino, I Pellegrinaggi nel medioevo).